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L’8 febbraio 2018 a Nicotera è stato commemorato il 71° anniversario della nascita al cielo di S.G. Bakhita. Come per gli altri anni, la festa liturgica, è stata preceduta da due serate di preparazione che quest’anno si sono svolte nella Chiesa Cattedrale.

Già nel 2002 e nel 2003 c’era stato il ricordo di Bakhita nella Chiesa principale di Nicotera, anni in cui la Santa africana era ancora sconosciuta alla comunità nicoterese.

La partecipazione in Cattedrale è stata scarsa per una serie di motivi ciò nonostante l’evento ha costituito una novità atteso che dal 2004 al 2017 Bakhita è stata festeggiata nella piccola ma accogliente Chiesa della Santa Croce. Nei paragrafi che precedono mi sono soffermato parecchio sul motivo e sul significato di questo mio (nostro) omaggio a Bakhita. In questa occasione Vi voglio parlare di Bakhita sotto un’altra prospettiva sia religiosa che sociale.

Bakhita è una santa non per aver fatto cose straordinarie ma per aver capito che l’unico possibile collante che lega gli esseri umani è l’amore fraterno tra gli individui. Durante la schiavitù ha sofferto tanto e quando leggo delle frustate e del sale versato sulle ferite mi sembra quasi di vederla contorcersi nel dolore e sporcarsi del suo stesso sangue. Ora Vi chiedo: quanti di Voi avrebbero avuto il coraggio di perdonare simili maltrattamenti. Io, sicurante, non ci sarei riuscito! Lei invece che aveva compreso la bellezza del perdono ha avuto il coraggio di perdonare i suoi carnefici ed anzi di ringraziarli perché grazie a questi patimenti alla fine ha visto la luce di Cristo Gesù divenendo suora tra le figlie della carità canossiane.

L’aspetto sociale di Bakhita risiede nel fatto che grazie a Lei chi ha il colore della pelle diverso dal nostro è visto sotto un’altra luce. L’attuale Papa ha stabilito l’8 febbraio come giornata mondiale della tratta, per ricordare non solo la schiavitù patita da Bakhita ma delle migliaia di donne che vengono rapite per essere avviate alla prostituzione e private della libertà personale. La cronaca, anche recente, ci riporta alla drammaticità ed attualità di questi fatti che imporrebbero alle coscienze libere un sussulto. Giovani donne di colore sono costrette a prostituirsi agli angoli delle nostre periferie quasi mai spontaneamente e devono guadagnare il più possibile per riscattare esse stesse e, sovente, i propri familiari che si sono indebitati all’inverosimile per pagare il viaggio della speranza e della vita nuova.

Ormai il fenomeno immigrazione ha investito i nostri paesi, la vicina Rosarno, San Ferdinando, Rizziconi sono traboccanti di neri spinti al 90% dalla fame e dalla speranza in un futuro migliore. E chi ha fame, ricordatelo, non verrà fermato nemmeno dai cannoni. Non bisogna farsi infinocchiare dalle sirene di turno che vorrebbero ricacciare in mare questa massa di disperati. Mi fa specie sentire che i più arrabbiati contro gli stranieri sono i poveri come loro che invece dovrebbero essere solidali proprio perché provenienti da una situazione di difficoltà materiale. Ed anziché scagliarsi contro chi ha creato situazioni di squilibro economico nei paesi del Nord Africa e del vicino Medio-Oriente, si scagliano contro le vittime inconsapevoli di un sistema malato. L’ultimo rapporto Oxam ha fatto emergere che l’82% della ricchezza mondiale prodotta nel 2016 è stata appannaggio dell’1% della popolazione mondiale, mentre 3,7 miliardi di persone non hanno avuto alcunchè. Allora mi chiedo e Vi chiedo: il problema è costituito dai migranti di colore, anche di quelli ospitati da qualche giorno all’Ex Hotel Miragolfo di Nicotera o le difficoltà sono state create da quei pochi che detengono le leve del potere politico-economico ed affamano le popolazioni mondiali?

Mi rendo, tuttavia, conto che questo non è lo spazio idoneo per analisi di tipo sociologico, ma volevo soltanto farvi riflettere partendo da Bakhita e da come, ad inizio del secolo scorso, le popolazioni del vicentino l’anno accolta dopo una normale diffidenza dovuta al colore della pelle.

Sono convinto che di fronte a problematiche così complesse come il fenomeno immigratorio occorra porsi con il giusto senso critico, facendo sempre e comunque far prevalere la ragione e mai l’istinto. Non bisogna, poi, credere negli “incendiari” che buttano benzina sul fuoco per meschini fini elettorali senza pensare alle conseguenze delle loro radicali prese di posizione.

Bakhita ha vissuto nella comunità di Schio (VI) per circa 50 anni ed è stata giudicata per quello che ha fatto, per come si è rapportata con i bambini ed i famigliari degli stessi, per il suo amore incondizionato al Vangelo e, mai, per il colore della sua pelle.

Chi si professa cristiano dovrebbe riflette su quanto appena detto. Alla prossima festa in onore di S.G. Bakhita.

Pasquale Gurzì

Radio Bakhita