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Come ormai tradizione, l’otto febbraio 2019, nella Chiesa della Santa Croce di Nicotera, si è svolto il 18° appuntamento con la commemorazione della morte di S.G. Bakhita, avvenuta a Schio (VI) la sera dell’otto febbraio 1947.

Quest’anno il triduo non è stato celebrato e la solennità si è svolta alla presenza di numerosi fedeli. La Messa è stata celebrata dal parroco don Francesco Vardè mentre il preposto di Santa Croce, don Antonino Loiacono, è stato assente per il secondo anno consecutivo per indifferibili impegni ministeriali.

L’8 febbraio è, inoltre, il giorno dedicato alla lotta contro la tratta internazionale delle donne, per cui, questa festa, ricordata nel nome di Bakhita, riveste un duplice significato: memoria di una delle sante contemporanee più conosciute e lotta contro ogni forma di schiavitù delle donne.

Il parroco ha voluto rimarcare questo concetto ponendo l’accento sulla necessità dell’accoglienza degli immigrati considerati fratelli che fuggono dalla violenza, miseria e disperazione. Ha auspicato che nel nome di Gesù i governi possano rivedere la legislazione contro gli sbarchi dei disperati del nuovo millennio attivandosi per porre fine allo stillicidio dei morti in mare.

La Santa Messa è stata trasmessa in differita da Radio Bakhita Web nel tardo pomeriggio dello stesso giorno, mentre la serata è proseguita all’insegna della cordialità ed allegria presso il ristorante l’”Arcobaleno” di Limbadi (VV) davanti ad una fumante pizza. Oltre ai soci ed agli amici del “Cas Bakhita” erano presenti alla cerimonia religiosa ed al convivio gli amici del “Gruppo Spirituale S.Croce”. Dell’evento è stato prodotto materiale audio e fotografico che, con il consenso espresso dei partecipanti, viene pubblicato su apposita sezione di questo sito.

L’augurio di chi scrive e che, nonostante le tante difficoltà incontrate in questi anni per rendere il dovuto omaggio alla ex-schiava africana, possa avere l’energia di continuare nell’impresa con la speranza che per la festa del prossimo anno in onore della Santa, possano aggregarsi energie nuove.

Mi rendo conto che non sarà facile perché spira anche a queste latitudini il vento dell’intolleranza che vede nell’immigrato un pericolo per l’economia e la sicurezza pubblica senza rendersi obbiettivamente conto del duro lavoro che le persone di colore svolgono, lavori che gli italiani, da tempo, non vogliono più fare. Fa specie constatare come i componenti delle numerose organizzazioni cattoliche di questo paese annualmente boicottano la festa liturgica per S.G. Bakhita e mi viene di pensare che lo facciano perché il colore della pelle della Santa del Sud Sudan è nero come il carbone. Per cui, se siamo noi stessi cattolici a mantenere un comportamento equivoco, come pensiamo di poter convincere gli altri ad avere un atteggiamento di benevole accoglienza a favore degli immigrati?

Lascio ai posteri l’ardua sentenza come scrisse secoli fa il grande romanziere.

Pasquale Gurzì

Radio Bakhita