ll 9 febbraio 2026, nella Chiesa della Santa Croce di Nicotera, abbiamo celebrato una santa Messa di ringraziamento al Signore per averci dato la fortuna di conoscere e amare Santa Giuseppina Bakhita, di cui, l’8 febbraio ricorreva il 69° anno della nascita al cielo.
Anche quest’anno, l’attività preparatoria è stata impegnativa perché tanti fattori concomitanti e divergenti hanno determinato lo spostamento della festa dall’8 al 9 febbraio.
La stessa celebrazione, annunciata a cura del parroco, è stata officiata dal padre comboniano Ampelio Cavinato. E, come dallo stesso ricordato sull’altare, per lui questo è il terzo anno di seguito che celebra.
Tuttavia l’evento, per me che scrivo, non è casuale e, per farlo capire meglio devo fare un passo indietro. Nel 2007 cercavo una stampa per fare un quadro per Santa Bakhita e, le madri canossiane, mi indirizzarono a tale padre Giuseppe Farina, comboniano. Padre Giuseppe mi fornì la stampa su tela che oggi viene venerata a Santa Croce, ma, la particolarità sta nel fatto che questa è la 100^ copia di altrettante tele sparse nelle missioni comboniane di tutto il Mondo. Quindi: padre comboniano che fornisce la tela e padre comboniano che a distanza di anni, celebra. Sarà un caso, probabilmente sì, a me piace pensare che sia un segno divino.
Ma entriamo nel merito della celebrazione. Padre Ampelio, profondo conoscitore dell’Africa e degli africani, ha ricordato la figura di Santa Giuseppina Bakhita, rapita e resa schiava appena bambina, passata di padrone in padrone varie volte, marchiata a sangue con il rasoio e infine acquistata da un console italiano che la porta in Italia. In provincia di Vicenza fa da tata alla piccola Alice detta Mimmina e quando, i nuovi padroni, devono tornare in Sudan per dei loro affari, affidano Bakhita e Alice alle suore canossiane di Venezia.
La futura santa con le suore conosce Dio e un nuovo Mondo gli si apre davanti. Decide di affidarsi totalmente al nuovo “padrone” che non giudica, non guarda il colore della sua pelle ma, piuttosto, nella profondità del suo cuore.
Quando tornano i padroni, i signori Michieli, vorrebbero portare Bakhita e Alice con loro, in Africa. Bakhita si rifiuta, dicendo che vuole rimanere con le suore e con il nuovo “padrone”. Scoppia un putiferio che si conclude davanti al rappresentante del Re il quale chiarisce che in Italia la schiavitù non esiste e Bakhita era libera di scegliere con chi stare. Ovviamente Bakhita sceglie di rimanere nel convento delle madri canossiane, il Catecumenato annesso alla Chiesa di Maria della Salute, e di prendere i voti anche se, lasciare Alice gli si spezza il cuore, ma dovendo fare una scelta opta per il Signore.
Questa è un po’ la scelta che siamo chiamati a fare anche noi. Vogliamo il Mondo con tutte le sue lusinghe, da arrampicatore sociale che non ammette regole o una vita serena che guardi all’altro, al bisognoso, a chi non ha nessuno e vive ai margini della società? Vogliamo continuare a fare finta di nulla o, al contrario, occuparci del nostro prossimo, da autentici cristiani, ognuno con le sue capacità e possibilità?.
E’ questo il messaggio che ha lanciato Padre Ampelio a cui sono grato per esserci e per portare Bakhita come esempio da imitare per i fedeli.
Avrei voluto aggiungere qualcosa al discorso del padre, dai gradini dell’altare, ma non me la sono sentita, troppo grande per me è l’emozione quando parlo di Bakhita. Padre Ampelio, tuttavia, ha saputo dire meglio di me ciò che avrei potuto aggiungere io. Un profondo ringraziamento a chi era presente e a chi ha seguito la S. Messa dai canali di Radio Bakhita Web. W Santa Bakhita. Alla prossima festa.
Pasquale Gurzì.







